

Quando si parla di verifica sismica di edifici esistenti, così come della progettazione di nuove strutture, il riferimento normativo principale è rappresentato dalle NTC 2018, che introducono gli stati limite sismici associati agli Stati Limite di Esercizio (SLE) e agli Stati Limite Ultimi (SLU).
In particolare, per l’azione sismica vengono definiti i seguenti stati limite (rif. NTC 2018 § 3.2.1):
Le azioni sismiche vengono determinate in funzione del periodo di riferimento per l’azione sismica VR (vedi NTC 2018 § 2.4.3.), calcolato come:
VR = VN * cu
dove:
Il coefficiente cu varia in funzione dell’importanza dell’opera e delle conseguenze associate al suo eventuale collasso.
Per edifici industriali ordinari, il coefficiente è tipicamente pari a 1, mentre per costruzioni con funzioni strategiche o rilevanti può arrivare fino a 2 (classe d’uso IV), vedi NTC 2018 Tab. 2.4.II. Tuttavia, per costruzioni a servizio di attività a rischio di incidente rilevante, le stesse NTC prevedono esplicitamente la possibilità di adottare valori di CU anche superiori a 2, in relazione alle conseguenze sull’ambiente e sulla pubblica incolumità determinate dal raggiungimento degli stati limite.
Questo aspetto è richiamato anche dalla UNI/TS 11816-1, che sottolinea come, per strutture il cui collasso possa generare incidenti rilevanti, il gestore possa adottare valori cautelativi anche pari a CU = 2,5 (vedi nota a piè di pagina).
Ma cosa succede quando l’asset non è un edificio “ordinario”, bensì un impianto con inventari significativi di sostanze pericolose? Spesso i valori di input sismico diventano molto rilevanti. L’aumento del coefficiente d’uso comporta infatti un aumento del periodo di riferimento VR e, di conseguenza, del periodo di ritorno dell’evento sismico di progetto.
Nel grafico seguente sono confrontati gli spettri di risposta elastici per lo stesso sito (Brescia) e le stesse condizioni al contorno, variando il coefficiente cu.


Nel caso analizzato:
Curva blu
Curva arancione
Curva verde
Il valore Δag è riferito al plateau dello spettro elastico rispetto al caso cu = 1.
Questi numeri mostrano come la scelta della classe d’uso non sia un dettaglio formale, ma abbia un impatto diretto sulla severità dell’azione sismica di progetto.
Il quadro cambia radicalmente quando la struttura ospita inventari significativi di sostanze pericolose o sistemi in pressione. In questi casi, l’obiettivo della verifica sismica non può limitarsi alla salvaguardia della vita degli occupanti, ma deve considerare anche il rischio di:
Ed è proprio in questo contesto che diventa interessante il confronto con l’approccio adottato in altri settori industriali.
La norma UNI EN 1473:2021 “Installazioni ed equipaggiamenti per il gas naturale liquefatto – Progettazione delle installazioni a terra” è la norma che definisce le linee guida per la progettazione, la costruzione e l’esercizio di tutte le installazioni a terra per il gas naturale liquefatto (GNL), comprese quelle per la liquefazione, lo stoccaggio, la gassificazione, il trasporto e la movimentazione del GNL. La norma è applicabile agli impianti con capacità di stoccaggio di GNL maggiore di 200 t.
La norma UNI EN 1473:2021 introduce un approccio differente rispetto alla classica impostazione SLE/SLU delle NTC.
In questo caso vengono definiti due livelli di evento sismico:
Questo evento, con probabilità di accadimento più elevata, non comporta perdite commerciali per l’impianto e garantisce la sicurezza pubblica. Rappresenta l’evento sismico per il quale l’impianto deve rimanere operativo senza interruzioni significative.
Per questo evento, con probabilità di accadimento più bassa, possono essere previsti danni permanenti, ma senza perdita dell’integrità complessiva e del contenimento. L’impianto non rimarrebbe in servizio continuo senza una valutazione strutturale dettagliata allo stato limite ultimo.
Il SSE rappresenta l’evento sismico per il quale devono essere garantiti:
Per le indicazioni della norma citata, OBE e SSE devono essere determinati con approccio probabilistico, come quegli eventi che producono movimenti del terreno con tempo medio di ritorno minimo di 4975 anni per l’SSE e di 475 anni per l’OBE.
Sia l’OBE che l’SSE definiscono specifici limiti prestazionali per eventi sismici di severità crescente, come definito al punto 7.2.7 della norma UNI EN 1473:2021.
Non si tratta solo di un aumento numerico dell’intensità del sisma di progetto, ma di un cambio di obiettivo progettuale: non più soltanto evitare il collasso dell’edificio, ma ridurre il rischio di perdita di contenimento.
Un edificio progettato allo SLV può infatti:
In un impianto a rischio di incidente rilevante, questo scenario potrebbe non essere accettabile.
Negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante si trovano spesso:
Eppure gli inventari di questi item presenti possono includere:
La domanda da porsi diventa quindi la seguente: è coerente utilizzare un periodo di ritorno di 475–949 anni per un impianto che, in caso di perdita di contenimento, potrebbe generare effetti domino e impatti esterni rilevanti?
Se il settore LNG adotta valori dei periodi di ritorno così elevati per garantire contenimento e arresto sicuro, il divario rispetto a molti impianti industriali esistenti appare evidente.
Il terremoto non è solo un’azione sulle strutture, ma può diventare l’innesco di un evento NaTech (Natural Hazard Triggering Technological Disaster) attraverso:
Un impianto progettato allo SLV può risultare formalmente sicuro per le persone, ma non necessariamente sicuro per:
Per il gestore di uno stabilimento, nello spirito anche della UNI/TS 11816-1, la domanda non dovrebbe essere semplicemente “Siamo conformi alle norme?”, ma piuttosto dovrebbe chiedersi:
Il confronto tra approccio NTC – SLV (≈475–950 anni) e approccio SSE tipico degli impianti energetici mostra come possa esistere un gap significativo nella valutazione della sicurezza sismica degli asset industriali esistenti.
Per gli impianti strategici la verifica sismica non è soltanto un problema strutturale: diventa una scelta sul livello di rischio accettabile rispetto alla perdita di contenimento e agli effetti potenziali sull’ambiente e sulla popolazione.
Ed è forse proprio su questo punto che vale la pena aprire una riflessione più ampia nel mondo R.I.R.
I progettisti strutturali e impiantistici, così come gli analisti di processo e i gestori, devono rendersi conto che quando si parla di eventi sismici agenti su elementi strategici, o con rischio di incidente rilevante,
Da evidenziare, per quanto riguarda l’attribuzione della classe d’uso per la verifica delle costruzioni a servizio di attività a rischio di incidente rilevante, che le NTC 2018 indicano la possibilità per il gestore di adottare valori di cu anche superiori a 2 (valore che caratterizza la classe d’uso IV), in relazione alle conseguenze sull’ambiente o sulla pubblica incolumità determinate dal raggiungimento degli stati limite.
La circolare C.S.LL.PP 21 gennaio 2019, n. 7 chiarisce a tale riguardo che per le strutture il cui collasso può dar luogo ad incidente rilevante si adotta, da parte del gestore, i seguenti maggiori coefficienti di uso:
Per le strutture il cui collasso non può dar luogo ad incidente rilevante, ancorché eventualmente presenti all’interno di stabilimenti a rischio di incidente rilevante, si adottano le classi d’uso definite al par. 2.4.2 delle NTC 2018 e al par. C2.4.2 della relativa Circolare C.S.LL.PP.
Fonte immagini: Negishi liquefied natural gas terminals terminal, Yokohama, Japan – Wikipedia