

Lo spunto per questo articolo viene da un caso reale, partendo dal quale approfitto per fare sintesi di condizioni che spesso si riscontrano operando nell’ambito della validazione d’uso (redatta secondo la norma UNI 11636).
Nell’esempio in studio ipotizziamo la presenza di un’azienda soggetta a Direttiva Seveso, che chiameremo XX, che ha da poco realizzato un nuovo magazzino. Il fornitore della scaffalatura A.P.R., che chiameremo BB, consegna le scaffalature del fabbricante, che chiameremo AA, e queste ultime vengono montate dall’installatore, che chiameremo CC.
Pertanto, ci troviamo in questa situazione:
Tralasciando, per brevità e perché non oggetto di questo articolo, gli aspetti contrattuali e di interfaccia arriviamo al punto chiave: il fornitore BB dichiara le scaffalature come “antisismiche”, già in ambito contrattuale. La documentazione di supporto viene presentata al committente utilizzatore XX che la archivia. Tutto sembra in regola, finché non si entra nel merito.
Analizzando i documenti emergono criticità che, a una lettura superficiale, sarebbero passate inosservate.
1) La prima criticità è costituita dal set di norme applicate per la verifica sismica: nel contratto tra BB e XX si fa esplicitamente riferimento alla norma UNI EN 15512 per la verifica statica e al set UNI EN 16681 + Linee Guida CSLLPP 2023 per la sismica. Nella relazione di calcolo esaminata, però, non si trova riscontro dei criteri di verifica previsti per i casi statici e sismici (carichi di posizionamento, imperfezioni, carichi accidentali, urti, ecc.). Nella relazione di calcolo, che consta di circa 15 pagine, non sono presenti calcoli, schemi, o altro che possa ricondurre alle verifiche eseguite.
2) Per quanto riguarda la componente sismica, invece, appare evidente un errore grave nella formulazione dell’input sismico. Infatti, si legge che la vita nominale attribuita è 50 anni, che la classe d’uso adottata è IV (coerente con uno stabilimento R.I.R.), ma il coefficiente d’uso adottato è pari ad 1, quando dovrebbe essere almeno 2, se non addirittura 2,5 stando alla norma UNI/TS 11816.

NTC2018 – Tab. 2.4.II

UNI/TS 11816 – Appendice H – Classi d’uso
Volendo esemplificare il concetto, prendiamo ad esempio l’ipotesi che il sito in studio sia collocato in comune di Brescia (per esempio presso la sede di SMART Ingegneria e Sicurezza).



I valori ricavabili dallo spettro di risposta, a parità di amplificazione stratigrafica e topografica, sono:
La variazione si configura nell’ordine di un input sismico ipoteticamente adottato per il calcolo di circa il 20% in meno rispetto all’adozione di Cu = 2 e di circa il 25% per Cu = 2,5.
L’input sismico utilizzato nei calcoli non è risultato quindi coerente con la destinazione dell’installazione, contraddicendo di base le NTC2018 e le altre norme collegate. Nei documenti analizzati non è illustrato il modello di calcolo e le combinazioni sismiche non sono state esplicitate, e pertanto non è risultato nemmeno possibile verificare i fattori di sicurezza adottati e i margini di sicurezza presenti.
Non sono risultate presenti, nella relazione di calcolo, nemmeno le verifiche documentate degli ancoraggi (che, ricordiamo, per le LLGG vanno verificati con comportamento non dissipativo).
Manca pertanto, nella documentazione consegnata, una vera relazione tecnica con assunzione di responsabilità; infatti, il documento non è firmato da un tecnico abilitato ma riporta il timbro sociale di AA, il fabbricante.
Rispetto a quanto sopra, si riportano brevemente gli estratti delle norme che richiamano i punti citati:
Classi d’uso:
Combinazioni di calcolo:
Piastre di base e ancoraggi:
Modellazione:
La norma UNI 11636 – Scaffalature industriali metalliche – Validazione delle attrezzature di immagazzinamento, descrivendo la Validazione documentale, specifica che si tratta della verifica della esistenza e congruenza di tutti i documenti richiesti dalle norme per l’uso sicuro della scaffalatura.
I documenti richiesti dalla norma sono:
Sulla dichiarazione di corretto montaggio le LLGG citate, al par. 8, riportano quanto segue:
Le scaffalature metalliche che rientrano nel campo di applicazione della normativa UNI EN 16681, come indicato nella Tabella 1, devono essere messe in opera secondo le indicazioni delle normative specialistiche di settore previste nelle specifiche contrattuali. La scaffalatura deve essere oggetto di apposita certificazione di regolare installazione rilasciata da un tecnico/validatore qualificato, così come previsto nella pertinente normativa di settore.
Nell’esempio analizzato, che, come si diceva, è più frequente di quanto sembri, formalmente esiste una dichiarazione, ma tecnicamente non esiste una verifica dimostrabile che permetta al datore di lavoro utilizzatore di tutelarsi e tutelare.
A questo punto, la vera domanda non è se la scaffalatura sia “antisismica”. La domanda corretta è: per quale spettro è stata verificata? Con quali parametri normativi? Per quali carichi effettivi? Gli ancoraggi sono dimensionati per le azioni sismiche di progetto? Esiste una relazione di calcolo firmata che consenta di ricostruire il percorso tecnico seguito?
Perché la conformità non si presume, si dimostra. Affidarsi alla documentazione senza approfondirla significa assumere implicitamente una responsabilità. Significa esporsi a rilievi in caso di controllo e, soprattutto, sottovalutare un rischio strutturale che potrebbe emergere solo nel momento peggiore.