Scaffalature e… “non esiste la zona non sismica”
Settembre 12, 2025
Show all

Calo degli iscritti agli Ordini degli Ingegneri: qualche dato

Nelle ultime settimane articoli e commenti hanno rilanciato l’allarme sul crollo di iscritti all’Ordine degli Ingegneri (1) emerso da un rapporto del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Il rapporto analizza la situazione con i dati relativi alla procedura d’esame “semplificata”, introdotta in regime pandemico, attivata dal 2020. Infatti, la situazione di emergenza e le norme di sicurezza a causa della pandemia hanno indotto a ridurre le prove d’Esame per l’abilitazione professionale (due prove scritte, una prova orale e una prova pratica) ad una sola prova orale con modalità a distanza. Nonostante questo, nel 2023 hanno conseguito l’abilitazione alla professione di Ingegnere 9.279 laureati magistrali, quasi il 13% in meno rispetto all’anno precedente, ma soprattutto il 36,5% in meno rispetto al 2021 e al 2022 in cui un numero considerevole di laureati colse l’occasione “straordinaria” di conseguire l’abilitazione professionale con una sola prova orale.

Dati relativi ad abilitazioni e iscrizioni all’Albo Ingegneri (2)

Il tema è reale e merita attenzione, per il futuro della professione, dello sviluppo del sistema Paese e anche per garantire la presenza di competenze ingegneristiche in settori trasversali e strategici. Capire la realtà del problema è essenziale anche per trovare una o più possibili soluzioni (che personalmente non ho, e che quindi non si troveranno in questo articolo).

Analizzando i dati disponibili (da Inarcassa, immatricolazioni universitarie, abilitazioni alla professione, iscrizioni all’Albo, ecc.) emerge un quadro piuttosto articolato che merita alcune riflessioni.

Premetto che quanto esposto nel seguito è frutto di una elaborazione basata su numeri ufficiali (trovate la bibliografia in coda al testo) e contiene alcune approssimazioni e semplificazioni (che sono state volta per volta esplicitate).

Il calo degli immatricolati riguarda soprattutto Architettura e Ingegneria Civile

Dalla serie storica delle immatricolazioni universitarie (2010/11 – 2023/24) (3) si osserva una tendenza molto chiara:

  • le iscrizioni a Ingegneria Industriale e dell’Informazione crescono costantemente, sfiorando quota 40.000 immatricolati/anno.
  • le iscrizioni ad Architettura e Ingegneria Civile, al contrario, scendono dai 19.000 del 2010/11 agli 11.600 del 2023/24 (–40% in quindici anni).

Se si analizzano i dati dei laureati (4) nel biennio 2020-2021, si osserva come i laureati dell’ambito gestionale/industriale/informazione superino di gran lunga quelli di ingegneria civile ed edile-architettura.

Dall’analisi di questi dati si può trarre una conclusione: una parte del calo degli iscritti agli Ordini è strutturalmente legata alla contrazione del bacino universitario nelle discipline storicamente più rappresentate negli Albi territoriali.

Il rapporto tra abilitati e iscritti all’Albo rimane stabile

Dall’analisi dei dati 2011–2023 (2) sugli abilitati agli esami per la professione di ingegnere e quelli sulle iscrizioni all’albo, emerge che il numero di abilitati oscilla in modo ciclico ma il rapporto tra abilitati e nuovi iscritti all’Albo è piuttosto stabile (valori attorno a 40-50%).

Il grafico mostra (per la serie storica con dati omogenei ricavati dalle varie fonti (2), (3) e (6)), l’andamento degli iscritti a ingegneria civile (linea blu), gli abilitati all’esame di Stato (linea arancio), gli iscritti all’Albo (linea verde) e gli iscritti Inarcassa (linea viola). Se escludiamo la parentesi 2020-2021 per i motivi già detti, si osserva un calo degli iscritti a ingegneria civile che ha assunto una certa stazionarietà, ma un significativo calo degli iscritti a Inarcassa coerente con la pendenza del calo degli iscritti all’Albo (Nota A).

Da quanto sopra si osserva che, una volta ottenuta l’abilitazione, il laureato tende comunque ad iscriversi all’Ordine, anche se non “obbligato”. In pratica, chi intende esercitare liberamente la professione continua normalmente a iscriversi all’Ordine (forse anche perché costretto, in un certo senso), oppure perché una volta ottenuta l’abilitazione, e superato quindi l’esame di Stato, l’iscrizione all’Ordine viene vista anche come una opportunità per il futuro professionale e lavorativo.

Il problema, quindi, pare non nascere nel passaggio dall’esame di Stato all’iscrizione all’Albo.

Calano gli iscritti a Inarcassa

Non ho reperito dati reali sul rapporto ingegneri iscritti all’Albo e ingegneri liberi professionisti (quindi necessariamente obbligati all’iscrizione). Uno report del Centro Studi CNI (5), con argomento le polizze RC professionale, riporta sul punto un valore che può essere preso come riferimento preliminare per questa trattazione. Il rapporto, sul totale dei soggetti intervistati, tra liberi professionisti che non dispongono di polizza RC professionale e quelli che ne dispongono è 33% e 67%. Se supponiamo, semplificando molto il ragionamento, che i soggetti privi di polizza non svolgano attività professionale “pura”, possiamo stimare che tra i liberi professionisti che hanno necessariamente bisogno di iscrizione all’albo per esercitare e quelli che non ne hanno bisogno vi sia appunto la proporzione 33% e 67%.

Dall’analisi dei dati elaborati da Inarcassa (6), forse il dato più significativo è che gli iscritti Inarcassa (solo ingegneri) nel 2022 erano 175.627, contro i 168.000 del 2016: si nota una crescita lieve ma molto più lenta rispetto al passato.

Il grafico mostra dati analoghi al precedente dalle medesime fonti, ma permette di osservare come la differenza tra abilitati e iscritti prima del 2020 fosse circa costante, per calare drasticamente dopo il 2020. Inoltre, la variazione sull’anno degli iscritti Inarcassi mostra un segno negativo negli anni 2023 e 2024 (solo ingegneri -0,4% 2023 e -0,5% 2024, valori molto piccoli tali da non compromettere certamente la solidità dell’ente ma segnali di una tendenza al cambiamento da osservare con attenzione).

Osservando meglio i dati, si nota anche una dinamica diversa: aumentano gli iscritti a Inarcassa degli ingegneri industriali e informatici, mentre calano architetti e ingegneri civili, proprio come si nota nel parallelo delle immatricolazioni universitarie (3). Se ne ricava che la quota di giovani che apre Partita IVA e si iscrive a Inarcassa è in costante riduzione. A margine va segnalato che per un singolo soggetto l’immatricolazione nel corso di studi universitari e la successiva iscrizione ad Inarcassa ha una latenza temporale piuttosto lungo, pari almeno alla durata del percorso di studi. Per cui il grafico proposto può essere visto come tendenza, ma ribadendo che il soggetto registrato come immatricolato in un determinato anno non potrà corrispondere al soggetto iscritto Inarcassa, almeno per diversi anni.

Il segnale che appare però evidente è che il modello del libero professionista “classico” è probabilmente meno attrattivo di 10–20 anni fa.

Il punto: cambia il mercato del lavoro tecnico

I dati presentati in precedenza permettono di fare alcune analisi aggiuntive. Nel grafico seguente sono stati messi a rapporto alcuni “passaggi di stato” che l’ingegnere affronta nel suo percorso formativo e professionale.

Sempre considerando la serie storica di cui sono presenti dati omogenei e sempre con riferimento alle fonti citate, si visualizza:

  • in blu sono presentati, anno per anno, i rapporti tra soggetti che si abilitano in proporzione agli immatricolati (Nota B). Sempre escludendo gli anni 2020-2021 per i motivi già ampiamente illustrati, si riscontra un aumento della percentuale dovuto al calo degli immatricolati. La tendenza mette in allarme rispetto al fatto che questi numeri assoluti, in prospettiva, potrebbero calare in modo significativo;
  • in rosso sono rappresentati i rapporti tra iscritti e abilitati. Si conferma che fino al 2020 mediamente la metà degli abilitati si iscriveva all’Ordine. Questo dimostra che per molti l’abilitazione era un “tesoretto” da mantenere per eventuale esigenze e sviluppi futuri, anche se non necessaria per il lavoro nell’immediato;
  • in verde il rapporto tra chi si iscrive ad Inarcassa rispetto a chi si iscrive all’Ordine (dati solo ingegneri). I valori mostrano in modo inequivocabile il trend di un passaggio ad altre forme di contratto, diverse dalla partita IVA “tradizionale” (si deve escludere dall’analisi il biennio 2021-2022, con dati fuori scala probabilmente per l’effetto bonus edilizi);
  • in viola, infine, il rapporto tra iscritti a Inarcassa e abilitati all’esame di Stato: gli abilitati (che sono chiaramente un sottoinsieme del gruppo analizzato nel punto precedente) che non si iscrivono alla Cassa mantengono l’andamento in calo nel decennio da poco trascorso.

Negli anni 2000 molte partite IVA in ingegneria (soprattutto civile) erano di fatto composte da professionisti subordinati, come si deduce dal fatto che 1/3 degli iscritti liberi professionisti intervistati non siano risultati in possesso di RC professionale (5). Disponendo di dati più accurati si potrebbe approfondire questa considerazione, che però come detto approssimiamo con i valori citati , e già commentati, come riferimento.

Negli ultimi anni sta invece avvenendo un processo particolare, con stabilizzazioni più frequenti dei collaboratori con contratti da dipendenti (e quindi più tutelati, privi di partita IVA e quindi di iscrizione a Inarcassa e non necessariamente con un obbligo di iscrizione all’Ordine), una maggior diffusione del lavoro in azienda rispetto allo studio tecnico (le realtà manifatturiere e ad elevato valore tecnologico internalizzano sempre di più le funzioni di ingegneria), e pertanto con una minore necessità di iscrizione agli Albi del singolo ingegnere. Dati elaborati dal Politecnico di Milano (7) riportano di assunzioni a tempo indeterminato dei laureati pari a 3 su 4 soggetti ad un anno dalla laurea:

Il 97% dei laureati magistrali italiani del Politecnico di Milano è già occupato a un anno dal titolo, di cui il 72% con un contratto a tempo indeterminato, con gli ingegneri che registrano un’occupazione del 98%. La percentuale di occupati sale fino al 99% a cinque anni dalla laurea.

Un laureato magistrale italiano su tre risulta inoltre già assunto alla data della laurea, mentre la quasi totalità dei laureati (93%) svolge un lavoro coerente con gli studi e il 95% è impiegato nel settore privato.

Il risultato che appare, alla luce di questi numeri, è che meno giovani laureati in ingegneria aprono partita IVA, come si osserva dalla riduzione degli iscritti Inarcassa, e di conseguenza meno professionisti hanno una necessità reale di iscriversi all’Ordine per poter svolgere il proprio lavoro nell’ambito dell’ingegneria, che viene svolto con altre forme contrattuali all’interno magari di una struttura più complessa.

L’iscrizione all’Ordine non avviene, probabilmente, perché il modello di lavoro è cambiato e quindi il neolaureato non ritiene necessario sostenere l’esame di abilitazione, nell’immediato, e di iscriversi di conseguenza all’Ordine professionale. Su questo punto bisognerebbe fare però un’analisi di prospettiva: il giovane neolaureato che non sostiene l’esame di abilitazione appena concluso il percorso di studi e che un domani voglia intraprendere la carriera professionale, riuscirà a recuperare questo gap nel suo curriculum con efficacia e senza eccessive dispersioni di energie in futuro? Anche su questo punto non credo ci sia una risposta univoca, ma credo il ragionamento meriti una riflessione per i giovani neo-laureati di tutte le discipline ingegneristiche.

Una lettura dei dati sul calo degli iscritti

Il fenomeno del calo degli iscritti agli Ordini, come detto, è reale, ma una sua interpretazione alla luce dei numeri analizzati (molto grossolani e approssimati è vero, ma pur sempre numeri oggettivi) potrebbe pertanto essere:

  • per questioni storiche e culturali, i percorsi di studio legati all’ingegneria civile e affini, da sempre traino delle iscrizioni agli Ordini, sono in calo;
  • il calo degli iscritti agli Ordini degli Ingegneri sembra non derivare da un disinteresse verso la professione (chi si abilita si iscrive percentualmente come prima), ma da un cambiamento strutturale dei percorsi lavorativi, che lasciano l’abilitazione e l’iscrizione all’albo come una opzione, e non più una necessità.

Gli ingegneri, in assoluto, ora non sono di meno (4), ma sono diversi rispetto a 10-20 anni addietro per composizione del percorso di laurea, impiego in ruoli aziendali, meno liberi professionisti, più orientati a informatica, industria, energia, automazione e meno alla progettazione tradizionale civile/architettonica.

Conclusione

L’allarme sul calo degli iscritti, si può pertanto concludere, non segnala un declino della professione ingegneristica, ma il suo adattamento al nuovo ecosistema economico.

Non avendo, come anticipato, soluzioni da proporre, concludo con due spunti di riflessione.

La prima riflessione riguarda i soggetti istituzionali, che sono diversi e stratificati, e devono governare un cambiamento che è indipendente da loro, cercando di garantire la sicurezza per i cittadini e la collettività ogni qual volta siano coinvolte prestazioni ingegneristiche (dall’edilizia all’informatica, dalla biomedica alla meccanica, e così via). Leggere i dati alla luce del cambiamento del mercato deve portare ad aggiornare le proprie funzioni verso i nuovi profili professionali. Comprendendo che l’“ingegnere libero professionista” non è più il modello dominante, di conseguenza andrà adattato il modello di vigilanza su una professione che, da sempre, ha un grande riflesso sulla collettività.

La seconda riflessione è verso i laureandi o neolaureati che, numeri alla mano restano pochi (infatti la domanda di ingegneri non è soddisfatta dal numero di laureati (8)), sul possibile sviluppo di carriera e competenze. Senza entrare nel merito se l’esame di abilitazione sia o meno da considerarsi anacronistico, inutilmente complesso o utile (servirebbe un ragionamento molto più ampio ed esteso), la domanda che porrei è: “Sei sicuro che non svolgendo ora l’esame di abilitazione, fresco di studi e libero da particolari responsabilità professionali, non te ne pentirai tra 5-10-15 anni quando la tua possibilità di carriera potrebbe richiedere questa ulteriore competenza che potrebbe non essere facile ottenere in termini di impegno e sforzi?“. Anche perché, numeri alla mano (2), la media degli abilitati sfiora il 90% del totale dei candidati all’esame di Stato (sezione A, media nazionale).

L’ingegneria non sta perdendo terreno, sta solo cambiando forma adattandosi al mondo in cui viviamo. La misura e la rapidità con cui sapremo adattarci individualmente a questi cambiamenti, farà la reale differenza nel futuro.

Note:

Nota A – Il numero degli iscritti Inarcassa è stato ricavato da (6), limitandosi ai soli ingegneri e sviluppando anno per anno la differenza tra gli iscritti dell’anno analizzato e quello precedente.

Nota B – Come già detto il numero degli immatricolati raffigura soggetti che potrebbero potenzialmente abilitarsi e iscriversi all’Ordine dopo un periodo pari almeno alla durata del percorso curricolare di studi. L’analisi è però utile per valutare una tendenza sull’intervallo di tempo considerato.

Bibliografia:

Per praticità si riportano i link per il download dei documenti dai siti ufficiali.

1) https://www.cni.it/media-ing/news/290-2025/5101-forte-calo-degli-abilitati-in-ingegneria-e-architettura

2) https://www.mying.it/documents/1054/Laccesso_alle_professioni_2023.pdf

3) https://www.mying.it/documents/1200/Immatricolati_2023_24.pdf

4) https://www.mying.it/documents/746/Laureati_2021.pdf

5) https://www.fondazionecni.it/images/pubblicazioni/ricerche/Report_RC_283b0.pdf

6) https://www.inarcassa.it/sites/default/files/legacy/documents/2025-06/Inarcassa_in_Cifre_2025.pdf

7) https://www.polimi.it/il-politecnico/news/dettaglio-news/pubblicati-i-dati-dellindagine-occupazionale-2024#:~:text=Il%2097%25%20dei%20laureati%20magistrali,un’occupazione%20del%2098%25.

8) https://www.cni.it/media-ing/news/282-2024/4742-inarrestabile-la-crescita-della-domanda-di-ingegneri-in-italia

Immagine di copertina da L’ACCESSO ALLE PROFESSIONI DI INGEGNERE E ARCHITETTO – OSSERVATORIO SUGLI ESAMI DI ABILITAZIONE SVOLTI NELL’ANNO 2023 – DIPARTIMENTO CENTRO STUDI FONDAZIONE CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI (2)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Anti-spam image