

Il danno al montante non è mai “solo un’ammaccatura”. Nel mondo delle scaffalature industriali APR e, in generale, delle strutture snelle in acciaio, il montante è l’elemento primario che:
Un danno localizzato, tipicamente generato dall’urto di un carrello elevatore, non è un semplice difetto estetico, ma una modifica delle condizioni di stabilità dell’asta compressa.
Il punto chiave è rappresentato dal fatto che una piccola deformazione locale può ridurre in modo significativo la capacità portante per instabilità.
Parliamo di danno localizzato quando:
I casi più frequenti sono l’inflessione permanente dell’asse del montante, lo schiacciamento locale dell’anima, la deformazione delle asole di connessione e la torsione localizzata.
La norma UNI EN 15635 definisci i danni agli elementi delle scaffalature secondo due criteri generali:
Sui danni altamente localizzati la UNI EN 15635 non fornisce particolari specifiche. Ecco che viene in aiuto la norma UNI 11731 “Scaffalature statiche di acciaio – Requisiti per il trattamento dei componenti danneggiati”, che fornisce indicazioni su come valutare i danni da utilizzo comune e consapevole di una scaffalatura e come trattare i componenti danneggiati al fine di ripristinare le condizioni di utilizzo e il livello di sicurezza iniziale.
La norma affronta in modo analitico anche gli urti localizzati, e si applica congiuntamente alle norme europee attualmente in vigore riguardo alle scaffalature statiche di acciaio, in particolare alla UNI EN 15635.
I danni localizzati ai montanti sono generalmente provocati dagli urti dei mezzi di movimentazione o dall’impatto delle unità di carico. Si manifestano come alterazioni puntuali della sezione del profilo, estese per pochi centimetri lungo il suo asse. Anche quando appaiono limitati, questi danneggiamenti modificano la geometria originaria dell’asta compressa, introducendo imperfezioni che incidono sia sulla resistenza locale sia sul comportamento globale sotto carico.

In particolare, la deformazione localizzata può ridurre la capacità resistente della sezione (per effetto di schiacciamenti o riduzioni di spessore efficace), mentre un’inflessione iniziale agisce soprattutto sulla stabilità del montante. In presenza di carico assiale, infatti, l’imperfezione geometrica amplifica gli effetti del secondo ordine e può anticipare il fenomeno di instabilità per carico di punta, con una riduzione anche significativa della capacità portante rispetto alla condizione integra.
La perdita di capacità portante dovuta a danni localizzati dipende da diversi fattori, tra cui:
È quindi evidente come la quantificazione analitica della riduzione di capacità portante risulti complessa, soprattutto per l’interazione tra resistenza locale e fenomeni di instabilità globale sotto carico. Da qui la necessità di adottare un approccio prudenziale nella classificazione del danno e nella conseguente valutazione del rischio, privilegiando criteri cautelativi a tutela della sicurezza e della continuità operativa.
Secondo la norma UNI 11731 citata, in aggiunta a quanto prescritto dalla UNI EN 15635, e in assenza di indicazioni specifiche fornite dal costruttore nel manuale di montaggio, uso e manutenzione, un cambiamento di forma evidente (rilevabile a vista senza necessità di misurazioni) deve essere considerato danno ROSSO. Se si osservano strappi localizzati nella sezione del montante il danno è da valutare ROSSO.



In assenza di evidenti danni da urto sul montante, una eventuale torsione del profilo può essere ricondotta a rotazione della piastra di base attorno ai fissaggi. In tal caso il danno è da valutare GIALLO e si raccomanda di azzerare la torsione intervenendo sui fissaggi della base. Qualora l’intervento non sia risolutivo, la torsione è da classificare come danno ROSSO. Spesso questa rotazione può essere generata da un urto associato ad errori di fissaggio (vedi articolo sui fissaggi asimmetrici e i rischi intrinseci).

Non tutti i danni hanno lo stesso effetto. Un danno che coinvolge la zona di base è certamente più critico per i potenziali effetti di instabilità globale, un danno in localizzato prossimità dei nodi di controventamento può influenzare il comportamento del telaio, soprattutto con riferimento alle azioni orizzontali (urti in quota e sisma), mentre un danno collocato nella zona intermedia libera può incidere sulla lunghezza libera d’inflessione, anche se più si sale nell’elevazione del montante, più in generale cala il carico assiale sollecitante.
Spesso in magazzino si ragiona con l’approccio che “Finché sta in piedi, va bene”. Ricordando però che le scaffalature APR sono classificate generalmente come arredi nel D.Lgs. 81/08 e che, per questo motivo, devono rispettare le previsioni dell’Art. 63 e del richiamato All. IV, una scaffalatura danneggiata come nelle immagini proposte difficilmente potrà essere rispondente ai requisiti di stabilità e solidità richiesti.
Soprattutto va ricordato che negli elementi in acciaio snelli, come sono le scaffalature APR, la perdita di capacità non è lineare e l’instabilità può essere improvvisa, oltre al fatto che l’effetto può amplificarsi in caso di sisma o di urto per posizionamento in quota.
La classificazione corretta del danno non è quindi solo un tema tecnico, ma diventa anche una questione gestionale e legale. Attuare la corretta classificazione e agire di conseguenza si rileva fondamentale per garantire sicurezza agli operatori e continuità operativa al magazzino.