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Scaffalature e… “non esiste la zona non sismica”

Quando si parla di zone sismiche si rischia di fare confusione, nella classificazione delle zone, tra la zona a molto bassa sismicità (zona 4) e la zona non sismica (ormai non più presente nella nostra mappatura). Infatti, fino al 2003, il territorio nazionale era classificato in tre categorie sismiche a diversa severità, comprendendo di fatto il caso di una zona non sismica.

Nel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale (che dovrebbero essere aggiornati, ne ho scritto qui), basati sugli studi e le elaborazioni più recenti relative alla pericolosità sismica del territorio, ossia sull’analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo. E’ stata così pubblicata l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2003 che ha introdotto le 4 zone sismiche come le conosciamo oggi:

  • Zona 1 – E’ la zona più pericolosa. La probabilità che capiti un forte terremoto è alta
  • Zona 2 – In questa zona forti terremoti sono possibili
  • Zona 3 – In questa zona i forti terremoti sono meno probabili rispetto alla zona 1 e 2
  • Zona 4 – E’ la zona meno pericolosa: la probabilità che capiti un terremoto è molto bassa

Le Regioni avevano facoltà di modificare questa classificazione, e per buona parte questo lavoro è stato fatto, per cui potrebbe essere che un comune classificato in una determinata zona nel 2003 abbia ora cambiato classificazione.

Questo retaggio ha portato però ancora oggi a pensare che alcune aree siano “non sismiche”, confondendo la definizione con “poco sismiche”. Per questo motivo porto nel seguito alcuni esempi, applicabili al campo delle scaffalature APR ma non solo.

La zona sismica e le scaffalature

Sono state pubblicate ormai da qualche tempo le Linee guida per la progettazione, esecuzione, verifica e messa in sicurezza delle scaffalature metalliche (mio articolo qui). Nelle linee guida, al par. 6.2 Progettazione secondo UNI EN 16681, si legge:

La progettazione sismica delle scaffalature metalliche secondo UNI EN 16681 deve essere realizzata secondo le prescrizioni della normativa Europea e le prescrizioni aggiuntive di seguito riportate. Tali prescrizioni hanno lo scopo di adattare le regole di progettazione definite a livello Comunitario alle peculiarità del territorio Italiano e sono state definite con riferimento agli specifici punti della UNI EN 16681. A seguire si riportano le prescrizioni aggiuntive alla UNI EN 16681. 

Tra le prescrizioni aggiuntive, segnalo la seguente:

Come ho già avuto modo di spiegare la zonizzazione sismica ha da anni solo una valenza a fini amministrativi e non di progetto (articolo qui), e quindi può facilmente trarre in inganno associare un valore bassa sismicità come indicato nella tabella citata delle LLGG e la corrispondenza del proprio stabilimento in una “zona sismica 4” .

Per capire il significato di ag x S è necessario fare una premessa, spiegando il significato dei termini.

  • ag = fissata la probabilità di superamento e il periodo di ritorno, corrisponde all’accelerazione orizzontale massima su sito di riferimento rigido orizzontale;
  • S = è il coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche mediante la relazione seguente SS x ST;
  • Ss = il coefficiente di amplificazione stratigrafica (vedi NTC2018 Tab. 3.2.IV);
  • ST = il coefficiente di amplificazione topografica (vedi NTC2018 Tab. 3.2.V).

Quindi, per semplificare, la definizione dell’input sismico terrà conto 1) del periodo di ritorno, dello stato limite considerato e della localizzazione del sito (ag), 2) delle caratteristiche di amplificazione stratigrafica (che tipo di terreno c’è nel mio sito, Ss) e 3) delle condizioni topografiche (pianura, pendii, ecc. ST).

Quindi per valutare il parametro ag x S e capire se la norma tecnica per la progettazione sismica delle scaffalature sia da applicare, non basta verificare il sito (ag) ma bisogna anche prendere in considerazione il tipo di terreno e le caratteristiche topografiche.

Seguono alcuni esempi significativi, con comuni di ipotetica installazione considerati “tradizionalmente” non sismici. (Ho volutamente adottato valori di terreno e topografia non penalizzanti, e inserito nel caso 6 un comune classificato come zona sismica 2 in Regione Lombardia):

  1. Monza – TR = 50 anni – SLV – Terreno B – Pianura
  2. Cagliari – TR = 50 anni – SLV – Terreno B – Pianura
  3. Torino – TR = 50 anni – SLV – Terreno B – Pianura
  4. Foggia – TR = 50 anni – SLV – Terreno C – Pianura
  5. Rovigo – TR = 50 anni – SLV – Terreno C – Pianura
  6. Brescia – TR = 50 anni – SLV – Terreno C – Pianura

Possiamo quindi affermare che tutto il territorio italiano deve essere considerato con un valore di sismicità tale per cui debba essere applicato quanto previsto dalle Linee Guida CSLLPP citate, oltre che dalla norma UNI EN 16681.

NOTA: il parametro ag x S = 0,05 è usato spesso nelle norme come discriminante tra sismicità bassa e molto bassa. Si veda a tal proposito la tabella presente nelle ETAG 001 Annex E sul dimensionamento degli ancoranti.

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