Farmaci salvavita e rischio NaTech: una fragilità sistemica
Aprile 10, 2026
Show all

Lo smartphone può avvisarci prima di un terremoto? Sì, ma non perché è in grado di prevederlo

Negli ultimi giorni ha avuto ampia diffusione la notizia di cittadini venezuelani che hanno ricevuto sul proprio smartphone un messaggio di allerta alcuni secondi prima dell’arrivo delle scosse sismiche (tra gli altri, vedi Corriere.it qui e SKY qui). Inevitabilmente, sui social si è riacceso il dibattito sulla possibilità di “prevedere” i terremoti, alimentando aspettative che la comunità scientifica continua, giustamente, a considerare infondate.

La differenza fondamentale: previsione ≠ allerta rapida

In realtà, ciò che è accaduto non ha nulla a che vedere con la previsione sismica. Si tratta invece di un esempio di Earthquake Early Warning (EEW), un sistema di allerta rapida che sfrutta una caratteristica fondamentale della propagazione delle onde sismiche.

Quando un terremoto ha origine, le prime a propagarsi sono le onde P, che viaggiano più velocemente ma producono generalmente effetti limitati. Le onde S, responsabili della maggior parte delle sollecitazioni sulle strutture e quindi dei danni, arrivano alcuni secondi dopo. Questo intervallo di tempo può essere sfruttato da una rete di sensori, o in alcuni casi dagli accelerometri presenti negli smartphone, per riconoscere rapidamente l’evento e trasmettere un messaggio di allerta alle aree che saranno interessate dalle onde più energetiche.

Non si tratta quindi di “sapere prima” che il terremoto avverrà, ma di trasmettere l’informazione più rapidamente di quanto le onde sismiche riescano a propagarsi. È una differenza sostanziale, che spesso sfugge nel racconto mediatico ma che rappresenta il vero valore di questi sistemi.

Pochi secondi possono fare la differenza

Naturalmente il tempo disponibile dall’EEW è limitato. In prossimità dell’epicentro il preavviso può essere nullo, mentre a distanze maggiori può raggiungere alcuni secondi o, nei casi più favorevoli, qualche decina di secondi. Potrebbe sembrare un intervallo trascurabile, ma nell’ambito della gestione del rischio rappresenta un tempo prezioso: è sufficiente per interrompere alcune lavorazioni industriali, arrestare impianti critici, fermare ascensori, rallentare convogli ferroviari o consentire alle persone di assumere rapidamente comportamenti di autoprotezione.

E’ però importante evitare un equivoco. L’allerta rapida è uno strumento estremamente utile, ma interviene esclusivamente nella fase dell’emergenza, riducendo l’esposizione delle persone e, in alcuni casi, limitando gli effetti secondari dell’evento. Non modifica invece la vulnerabilità del patrimonio edilizio, non rende più sicuri gli edifici esistenti e non sostituisce gli interventi di prevenzione.

La sicurezza sismica continua a dipendere innanzitutto dalla qualità della progettazione, dalla valutazione degli edifici esistenti, dalla corretta messa in sicurezza degli elementi non strutturali, degli impianti e delle scaffalature industriali, aspetti che troppo spesso vengono trascurati nonostante siano responsabili di una quota significativa dei danni e delle interruzioni operative conseguenti a un terremoto.

L’esperienza del Venezuela dimostra quanto la tecnologia stia evolvendo rapidamente e come oggi sia possibile sfruttare strumenti di uso quotidiano per migliorare la gestione dell’emergenza. Sarebbe auspicabile che anche in Italia il dibattito sull’Earthquake Early Warning proseguisse con decisione, valorizzando l’elevata qualità della rete di monitoraggio sismico nazionale e le competenze scientifiche già presenti nel nostro Paese.

Un interessante articolo di INGV spiega quali attività si stanno svolgendo nel nostro Paese in questa direzione (link qui).

Occorre però mantenere chiara la distinzione tra prevenzione e gestione dell’emergenza. Un sistema di allerta può guadagnare alcuni secondi; una buona progettazione strutturale e un’efficace riduzione della vulnerabilità possono invece evitare il collasso di un edificio e proteggere vite umane. È su questo che, ancora oggi, si gioca la vera sfida della mitigazione del rischio sismico.

Fonte immagini: INGV (link) e SKY (link)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Anti-spam image