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Studiati in laboratorio i terremoti che generano tsunami

Un interessante articolo pubblicato su Blue Planet Earth cita una notizia apparsa su Nature Geoscience. Si tratta dei risultati di una ricerca firmata INGV, Università di Padova e Firenze, Royal Holloway University of London, Manchester e Durham University (Regno Unito), Tsukuba e Kyoto University (Giappone).

I terremoti sono il risultato della propagazione di una rottura lungo una superficie che attraversa la crosta terrestre chiamata faglia. La propagazione della rottura consente ai blocchi di roccia a lato della faglia di spostarsi l’uno rispetto all’altro anche di decine di metri nel caso di terremoti eccezionalmente grandi (magnitudo nove).

In genere, i terremoti che producono tsunami si distinguono da quelli che interessano la crosta continentale, come i recenti terremoti di Amatrice e Norcia del 2016, per avere una velocità di propagazione della rottura più lenta (1-2 km/s) rispetto agli altri terremoti (2-4 km/s), consentire grandi spostamenti dei blocchi di faglia vicino al fondale marino, e avere un epicentro situato non lontano dalla fossa oceanica.

 

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