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Un terremoto di magnitudo M 7.9 è stato localizzato alle ore 02:17 italiane del 6 febbraio 2023 nella parte sud-orientale della Turchia, al confine con la Siria, nella regione dell’Anatolia sud-orientale. Tra le città più vicine all’epicentro, circa 30 km, si trova Gaziantep, una delle più grandi della Turchia con oltre 1,8 milioni di abitanti. Il terremoto ha avuto un ipocentro a circa 20 km di profondità ed è stato fortemente risentito in tutta l’area meridionale della Turchia ed anche in Siria.

Un nuovo terremoto di magnitudo M 7.5 è stato registrato alle ore 11:24 italiane del 6 febbraio 2023, a circa 9 ore dal precedente evento. Questo secondo forte evento è stato localizzato sempre nella Turchia sud-orientale al confine con la Siria, 60-70 km a nord-est del precedente, nei pressi della città di Elbistan.  Il terremoto ha avuto un ipocentro a circa 28 km di profondità ed  è stato fortemente risentito in un’area molto vasta della Turchia e della Siria.

Secondo le informazioni disponibili al momento della pubblicazione di questo post (ore 17.00), riportate dall’ANSA, ma in continuo aggiornamento, il terremoto ha provocato oltre 2300 vittime in Turchia e Siria. Secondo alcune stime pervenute dalla regione, ci sarebbero oltre 1700 edifici crollati (totalmente o parzialmente).

Da evidenziare che dopo l’evento principale della notte sono state localizzate oltre 200 repliche, tra queste la più forte  ha avuto magnitudo 7.5.

Come riportato da INGV, la regione in cui si è verificato il terremoto del 6 febbraio è sismicamente attiva. Dal 1970 tre terremoti di magnitudo 6 o superiore si sono verificati entro 250 km dal terremoto del 6 febbraio 2023. Il più grande di questi, di magnitudo 6.7, si è verificato il 24 gennaio 2020 a nord-est del terremoto del 6 febbraio, sempre in prossimità della faglia dell’Anatolia orientale.

Mappa delle principali strutture tettoniche attorno alla Placca Anatolica (mappa di base World Wind della Nasa). Le frecce indicano i vettori di spostamento delle Placche Anatolica e Araba rispetto alla Placca Euroasiatica. Le posizioni delle varie strutture sono state prese da molte mappe pubblicate

Rilevazioni aggiornate all’ora di pubblicazione del post (filtro magnitudo >3):

Aggiornamento sui dati:

Fonte immagini e dati: INGV

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